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2.3.09

Sei Nazioni - thanks to www.rugbydump.com

Eccoci a commentare questa esaltante giornata del Sei Nazioni... spero di farvi cosa gradita raccogliendo le sintesi pubblicate su YouTube fino ad ora da RugbyDump.com

Irlanda - Inghilterra



Francia - Galles



Mi vengono in mente un po' di domande...
  1. L'Irlanda vincera' il Sei Nazioni 2009?
  2. Se si', riuscira' nel Grande Slam?
  3. O'Gara aveva fatto colazione con impepata di cozze e peperonata?
  4. La Francia e' il Galles del futuro, grazie ai suoi giovani?
  5. Quanto sara' tirata Galles-Irlanda del 21 marzo?

20.2.09

Aggiornamento calendario

Sperando di far cosa gradita, ho inserito nel Touch Rugby Genova Calendar gli orari delle partite del Sei Nazioni...

Particolare, la diretta in streaming su La7.it del supermatch Francia vs. Galles la sera del 27, a mio parere gia' una sorta di finale del Sei Nazioni...

16.2.09

1999 - fuga per la vittoria

Lo so che ho fatto un mix di due film... pero' questa meta merita d'essere rivista



Cymru am byth!

26.9.08

It's not Touch but... Gareth Edwards!

Considerato fra i migliori giocatori di ogni tempo, qui trovate l'articolo completo su RugbyList.

Io ve ne propongo un estratto, dove lui stesso descrive questa meta.


Se fossimo a un programma di quiz, e fermassero l'immagine quando Bennett raccoglie il pallone nei nostri 22, e mi chiedessero: "Adesso che succede?", forse risponderei: "Phil Bennett viene spiaccicato". Questa è una delle ragioni in cui in quel momento urlo a Phil di liberarsi del pallone calciandolo in touche, Io ho già il fiatone, e un attimo di sosta per la touche mi restituirebbe la vita. Ma quando Phil fa esattamente il contrario di quello che io e la maggior parte dei compagni ci aspettiamo, l'azione si incendia. Ricordo i capelli al vento di JPR placcato al collo, ricordo il sostegno di Pullin, ricordo anche di imprecare tranquillamente, fra me e me: "Ma che diavolo vogliono fare adesso?" Mi riferisco ai miei compagni, indemoniati. Ma dalla folla si leva un tuono, come un fiume che straripa, come una valanga che si stacca dalla montagna. Come se giocatori, spettatori e stadio si sollevino da terra. A quel punto mi metto a correre anch'io dietro il pallone. Mi ci vuole un po' per recuperare i metri perduti. Penso che uno dei nostri sia stato placcato e che io debba trovarmi là, a recuperare il pallone e ad aprirlo al largo. Quando Dawes passa a David, sono costretto a uno sprint. E quella è la chiave. Perché nell'istante in cui ricevo il pallone, sono al massimo della velocità. E' una specie di intercetto: so che il pallone deve andare a John Bevan. Per questo grido a Quinnell, in gaelico, di darmelo. Mi sento addosso ancora i brividi e l'adrenalina. Ma in quel momento non penso a niente di niente. Mi chiedo solo se i miei tendini possano reggere lo sforzo. Fino al tuffo finale. Mi tuffo perché Bill Samuel, che mi ha insegnato rugby a scuola, diceva sempre che è più difficile fermare chi si tuffa invece di chi corre. E so che c'è qualcuno che mi sta arrivando contro, lo sento, ma non oso guardarlo. Ho paura di svegliarmi da un sogno.